Come si scrive in piacentino

Scrivere in piacentino non è impossibile. Bisogna però ricordare che non esiste un metodo ufficiale. Se infatti un'ortografia comune alla lingua emiliana non è mai stata standardizzata e riconosciuta, grossomodo lo stesso può dirsi di quelle dei suoi dialetti, piacentino compreso. Pertanto, nell'area linguisticamente emiliana esistono varie ortografie che non sono mai state regolate da alcun ente normalizzatore. In provincia di Piacenza l’assenza di studi linguistici sino al XIX secolo, la mancanza di alcuni caratteri tipografici in altre epoche e le scelte personali hanno fatto sì che gli autori locali e la lessicografia abbiano adottato per un lungo periodo soluzioni ortografiche sempre differenti.

Tuttavia, il progetto #parlummpiasintein del Comune di Piacenza fa riferimento all’Ortografia piacentina unificata (Opu), descritta nel Prontuario ortografico piacentino di Luigi Paraboschi ed Andrea Bergonzi (Ed. Banca di Piacenza, 2016). Questo sistema, il più recente, da un lato consente di trascrivere in modo uniforme tutte le varietà dialettali della provincia di Piacenza e dall’altro le rende ovunque comprensibili al lettore.

Di seguito una tabella riassuntiva dei segni per imparare a scrivere e a leggere il piacentino, corredata da campioni audio.

N.B.: i file audio saranno disponibili a breve. Ci scusiamo per l'inconveniente.

Impariamo l'Ortografia piacentina unificata

Vocali

Segno Suono Spiegazione ed esempi Esempi audio

A, a


Come a in italiano.

Es.: ass, ammid, fiacch, lam, gatt.

Audio 2

È una a chiusa quando non vi cade l’accento tonico.*

Es.: al, ad, ca, raśdur, vardüra, patnadura.

Audio 4
À, à

Come a in italiano.

Es.: là, cà, dirà.

Audio 5

Ä, ä

È una vocale molto aperta che produce un suono intermedio tra a ed e.

Nelle aree occidentali e orientali è come la a in italiano.

Es: mär, pär, plä, täś, tärdi.

Audio 7
Audio 8

E, e

Può avere suono aperto (leggna) o chiuso (verd, fradell, festiv).

A volte è chiuso in città, ma aperto in provincia (eccu, perd, surella, ters). L’utilizzo di accenti (v. righe sottostanti) aiuta ad indicare l’apertura e la chiusura.

Audio 11
É, é

Il suono è chiuso. Es.: atsé, diné, parché (in città).

Facoltativamente, indicare l’accento aiuta a capire che il suono è chiuso.

Es.: tévar, pél, péll.

Audio 12

È, è

Il suono è aperto.

Es.: parchè (in provincia).

Facoltativamente, indicare l’accento aiuta a capire che il suono è aperto.

Es.: sètt, bèll, èrpagh, rè, trè.

Audio 13

Ë, ë

Audio 14 /o/ A Piacenza, Fiorenzuola d’Arda e Cortemaggiore è una o chiusa. Audio 15
Audio 16 /ə/

Nella gran parte della provincia di Piacenza è una vocale neutra (schwa), fatta eccezione per Bobbio.

Es.: pëss, tudësch, rëśga, mëssa, dialëtt, vëdd.

Audio 17
A Bobbio si pronuncia come e aperta (è).
I, i Audio 18

Come i in italiano.

Es.: Italia, inüttil, ignurant, gilli, ligä, fig.

Audio 19
Ì, i Audio 18 (di nuovo)

Come i in italiano.

Es: dì, finì, vurì, cugnusì.

Audio 20

O, o

Audio 21

Generalmente ha un suono aperto.

Es.: oss, poch, Lod, mort, torr.

Si consiglia l’uso degli accenti se si vuole indicare l’apertura e la chiusura (v. righe sottostanti).

Audio 21
Ò, ò Audio 21

Come o aperta in italiano.

Es: farò, dirò, miòlla, scòlla, òcc’.

Audio 22

Ó, ó

Audio 14 /o/ Come o chiusa in italiano. Caratteristica dell’Appennino (póch, órt, mórt).

Ö, ö

Audio 14 /o/ A Piacenza, Fiorenzuola d’Arda e Cortemaggiore è una o chiusa. Audio 15
Audio 16

Nel resto della provincia di Piacenza è una o chiusissima.

Es.: a pöss, öv, röda, föia, vöd, piriö.

Sull’Appennino si hanno anche bröd, scöra, öcc’ invece di bròd, scòlla, òcc’.

Audio 17
U, u Audio 18

Come in italiano.

Es.: uśell, urs, fruggn, butta, sutta.

Audio 19

Ü, ü

È una u pronunciata avanzando la lingua e arrotondando le labbra Es.: üga, üss, bütt, sütt, lüstar. Audio 21

* Daniele Vitali, Pronuncia dei dialetti delle Quattro province in www.appennino4p.it/pronuncia.

Vocali nasali

Nelle varietà piacentine sono presenti alcune vocali nasali. Per indicarle si ricorre all’aggiunta di una N o una m dopo di esse.

Segno Suono Spiegazione ed esempi Esempi audio
an/am A nasalizzata Man, pan, cantä, banca, gamba, stamp
in/im I nasalizzata Insalata, picin, pin, gugnin, argint, imparä, impegn, imperatur
on/om O nasalizzata aperta A Piacenza il suono della o è aperto, è chiuso altrove. Es.: bon, pront, mond, maion, romp, compit, complis
O nasalizzata chiusa
un/um U nasalizzata gunfanon, munga, spuntä, cumposta, cumpresur, cumprä
(en) E nasalizzata Assente nelle varietà piacentine centro-occidentali. Si riscontra nei dialetti orientali e appenninici (in questi ultimi può essere aperta o chiusa), dove non si sono formati i caratteristici dittonghi piacentini (vedi sotto). Es.: gent, ben, lemp, temp, sempar

Dittonghi

Caratteristici delle varietà piacentine centro-occidentali sono due dittonghi che si sono formati dopo la caduta di una n. Si indicano con i trigrammi / e <öin>.

Segno Suono Spiegazione ed esempi Esempi audio
ein/eim Audio 21

Si pronunciano come vocale neutra + i (n e m non si pronunciano).

Es.: cüśein (cugino, cugini), Piaśeinsa, giardein, dastein, leimp, teimp, seimpar.

Nelle varietà piacentine orientali e di montagna non esiste il dittongo (si hanno invece: cüśen, Piaśensa, giarden, dasten, lemp, temp, sempar con nasalizzazione). A Bobbio si hanno cüśin, giardin.

Audio 22

Attenzione. Solo nei sostativi femminili plurali la n è pronunciata in alcuni dialetti (Piacenza, Castel San Giovanni).

Es.: cüśein (cugine), galein, matein (mattine). Altri dialetti formano il plurale aggiungendo una –i: cüśeini, galeini, mateini.

Audio 23
öin Audio 24

In tutto il territorio in cui è presente il dittongo, si ha la pronuncia di o chiusa + i (la n non si pronuncia). Alla dieresi sulla o non corrisponde un effettivo valore fonetico.

Es.: ognidöin ognivöin, cöint, furtöina.

In alcune zone si hanno esiti differenti: <ön> e .

Audio 25

Semiconsonanti

Segno Suono Spiegazione ed esempi Esempi audio
J, j /I, i intervocalica
Audio 26

Come la i breve intervocalica dell’italiano gioia, paio. Può essere scritta I o J secondo criteri precedenti.

Es.: päja, tuäja (päia, tuäia).

Audio 27
U, u Audio 28

Come la u italiana in uomo e guardia. Ha un suono breve.

Es.: quattar, guattra.

Audio 29

Consonanti doppie

Le doppie consonanti non hanno lo stesso valore che assumono nella lingua italiana. In piacentino vengono utilizzate per indicare che la vocale tonica (quella sulla quale cade l’accento) che le precede è breve. In poche parole, ad una vocale tonica breve verranno fatte seguire consonanti doppie. Chi legge e si trova in presenza di due consonanti dovrà solo tenere a mente che la vocale precedente è breve ed accentata.

Tuttavia è stato osservato che, dopo una vocale breve, la consonante subisce un rafforzamento nella lunghezza, sebbene di durata inferiore a quella dell’italiano.

Vocale lunga Vocale breve con rafforzamento consonantico
pél (pelo) Audio 30 péll Audio 31
péś (peso) Audio 32 peśś (peggio) Audio 33
fam (fame) Audio 34 famm (fammi) Audio 35
salüt (salute) Audio 36 at salütt (ti saluto) Audio 37
a süd (sudo) Audio 38 a Südd (a Sud) Audio 39

Consonanti

B, d f, l, p, t, v come in italiano.

c + a, ä, o, ö, ü come la c dura dell’italiano

c + e, i come la c dolce dell’italiano

c’, cc’ in finale di parola come la c dolce dell’italiano

ch + e, i c dura come in italiano

ch in finale di parola rappresenta un c dura (l’uso è facoltativo)

g + a, ä, o, ö, ü come la g dura dell’italiano

g + e, i come la g dolce dell’italiano

g’, gg’ in finale di parola come la g dolce dell’italiano

gh + e, i g dura come in italiano

gh in finale di parola rappresenta una g dura (l’uso è facoltativo)

g+l suono separato di g ed l quando seguite da a, ä, e, o, ö, u, ü, oppure quando seguite da i + consonante

gl gl italiano, suono rarissimo: compare ad esempio in cavaglier e śbagliä

gn come in italiano

g-n pronuncia separata di g e n: è presente in rare forme verbali accompagnate da pronome enclitico däg-na, dig-na (dargliene, dirgliene)

h si usa al presente del verbo avé/avì/avéi (avere) e nelle interiezioni; è muta come in italiano

m non nasale come in italiano tra due vocali e in sillaba chiusa o finale; presenta nasalizzazione in sillaba aperta preceduta da vocale e seguita da consonante (romp, tromba)

n non nasale come in italiano fra due vocali in sillaba chiusa; presenta nasalizzazione seguita da consonante in sillaba aperta finale (man, vanga, bon, pront, mond)

q come in italiano

r ha articolazioni differenti a seconda dei parlanti: può essere come in italiano o uvulare (cioè alla francese)

s solo come la s sorda dell’italiano in sole, salame, sette (così anche i corrispondenti piacentini sul, salamm, sètt)

ś come la s sonora dell’italiano rosa, asino, chiesa (così anche i corrispondenti piacentini röśla, äśan, ceśa)

sc come in italiano in voci dotte di derivazione italiana

s’c pronuncia separata di s e c dolce (s’ciapä, s’cëtt)

x come in italiano in voci d’origine straniera (saxufunista, box).